Edifici religiosi - Comune di Fabbrico

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LA CHIESA PARROCCHIALE “SANTA MARIA ASSUNTA” DI FABBRICO

La prima menzione che attesta l'esistenza della Chiesa di Fabbrico risale al 772, nel diploma di donazione del re longobardo Desiderio che cede alla sorella Anselperga, badessa del monastero di S. Giulia di Brescia, vari possedimenti e chiese fra le quali quella di «S. Maria del Fabrega». Si trattava di una chiesa pievana e tale prerogativa ne elevava l'importanza rendendola superiore a tutte le chiese vicine, conferendole l'autorità di amministrare il sacramento del S. Battesimo.

Altri documenti successivi ne confermano l’autorità, tra i quali sono degni di menzione quelli dei papi Stefano IX (1057), Clemente III° (1119), Lucio (1144), Eugenio III° (1146), Celestino (1194), degli imperatori Enrico, Federico I° (1160), Federico II° (1224) e del marchese Bonifacio di Canossa (padre di Matilde).

Sulle fondamenta di questa chiesa pievana venne eretta, dopo il 1465, una seconda chiesa; di stile gotico era situata dove oggi é il coro e si estendeva fino a metà della chiesa attuale. Aveva una sola navata a forma di croce col coro a semicerchio. Era orientata a ponente (dalla parte opposta dell'attuale), aveva tre ingressi a occidente e la copertura era a capriate.

La demolizione di questa seconda chiesa iniziò il 21 aprile 1682; il 23 giugno si pose la prima pietra della nuova chiesa; la fabbrica di questo edificio fu affidata al già noto arch. Girolamo Beltrami. Le murature esterne e la copertura si ultimarono nel 1684, più tardi invece i lavori decorativi e in particolare i sei altari laterali: i tre di destra dedicati a S. Giuseppe (altare Guidotti), S. Genesio (altare Baiani) e S. Bartolomeo (altare Balzani); i tre di sinistra dedicati a S. Antonio abate (altare Bellelli), al Crocefisso, alla Beata Vergine «del Castello». Il coro ligneo venne realizzato dal correggese Carlo Malaguzzi, mentre al marmolino Serafino Tencalla spettò l’onere di intagliare le decorazioni marmoree del tabernacolo.

Ma la Chiesa di Fabbrico si distingue ancora oggi per i magnifici esemplari di paliotti in scagliola ascrivibili al momento di maggior fioritura di tale arte, cioè tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII secolo. Negli altari sfilano in successione tipologie differenti: dall’iconografia più semplice si arriva alla più complessa culminante nell’altare maggiore, realizzato da Giovanni Pozzuoli intorno al 1710 e ispirato all’Ultima Cena dipinta da Peter Paul Rubens e attualmente conservata alla Pinacoteca di Brera di Milano.

Non stupisce dunque che, oltre alla sepolture preesistenti, se ne aggiunsero in breve tempo molte altre di famiglie forestiere che ne fecero richiesta per il gran conto in cui era tenuta la chiesa di Fabbrico per la sua mole, la sua bellezza e la sua architettura. Anche i prelati facevano a gara per offrire reliquari.

Nel 1985 il restauro conservativo – voluto da Mons. Mario Davolio in ricorrenza del III° Centenario dalla fondazione e diretto dall'arch. Gianfranco Varini – ha riportato la chiesa al suo antico splendore.

 

 

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